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«Fondazione Arena,conti e tagli in piazza»
di Roberto Ceruti
La Fondazione Arena non rende pubblico il piano industriale? Ci pensa il Partito democratico. Tutto ciò che riguarda la Fondazione Arena, una delle massime risorse turistiche ed economiche di Verona e provincia va trattato pubblicamente. Lo chiedono i consiglieri del Pd di Comune e Provincia, assieme per rafforzare la loro istanza di far conoscere alla città il piano industriale di risanamento dell’ente.
In mancanza di urgenti segnali in tal senso, ci penseranno loro, assicurano, a rendere pubblici i tagli previsti. E tutto ciò accade nell’imminenza di un cambio di guardia al vertice, dove il sovrintendente Orazi dovrebbe lasciare il posto a Francesco Ernani (gli avvocati sarebbero al lavoro per trovare un accordo sulla buonauscita). «Una questione che coinvolge tutto il territorio e centinaia di lavoratori non può essere trattata dietro le quinte. Se continua il silenzio, organizzeremo un incontro pubblico invitando la città ed i lavoratori della Fondazione ad un confronto aperto sulle previsioni contenute nel piano e sul futuro dell’Arena», fanno sapere i consiglieri provinciali Vincenzo D’Arienzo, Sergio Ruzzenente e Luciano Sterzi, il consigliere comunale ed ex sindacalista della Cgil, Roberto Fasoli, e la capogruppo del Pd a Palazzo Barbieri, Stefania Sartori.
«La Fondazione Arena, che pare sia indebitata per 21 milioni di euro», continuano gli esponenti del centrosinistra, «garantisce a Verona il lustro internazionale, a cui si aggiungono circa 500 milioni di euro di indotto l’anno» (le ultime stime si avvicinano ai 700, ndr). «Il debito è tale anche perché negli ultimi quattro anni sono mancati 13 milioni dai soci privati e 5 di Fus sono stati tagliati dalle Finanziarie. Il piano industriale, voluto in primo luogo dalla Camera di Commercio, socio non in regola con i versamenti, prevede forti tagli nei costi di gestione e nel personale, prepensionamenti, oltre a versamenti consistenti dei privati, ai quali verrebbe chiesto un contributo straordinario di circa 10 milioni di euro. Chi finora non ha versato i quasi 10 milioni pattuiti dallo statuto, da domani dovrebbe versarne più del doppio?».
A tale proposito, il sindaco Flavio Tosi garantisce che per il personale artistico «il piano non prevede particolari tagli». Quanto alla stagione del Filarmonico, che molti temono venga cancellata, «sicuramente ci sarà una riduzione delle spese superflue della stagione invernale, senza peraltro diminuire il numero delle rappresentazioni». Se a Verona la lirica piange, nel resto dell’Italia la situazione non è certamente più allegra. Il Carlo Felice di Genova si dibatte fra scioperi, fuga di abbonati e richieste di licenziamento del sovrintendente Gennaro Di Benedetto. Gli enti territoriali devono dunque supportare le fondazioni liriche. All’Arena arrivano 3.180.000 euro (2.480.000 dalla Regione e 700.000 dal Comune), a cui si devono aggiungere gli spazi come l’anfiteatro, il cinema Bra, parte dell’ex Mercato ortofrutticolo, le salette in via Manin, il seminterrato delle scuole Segala, l’area comunale in via dei Mutilati ed il magazzino alla Passalacqua, concessi gratuitamente da Palazzo Barbieri, per un valore di 1.271.000 euro, esclusa l’Arena che potrebbe valere almeno altri 4,5 milioni. Il Comune paga canoni a favore dell’Arena per 1.988.855 euro. Altri 1.050.000 euro arrivano ora dal nuovo socio, la Provincia. Fra gli altri trust lirico sinfonici, chi riceve di più è il Regio di Torino con 20.786.729 (oltre 4 milioni dalla Regione e quasi 17 dal Comune). A ruota, il Massimo di Palermo (13,5 milioni dalla Regione Sicilia e quasi 6 dal Comune), poi l’Opera di Roma (3,5 milioni dal Lazio, quasi 12,5 dal Comune e 716mila dalla Provincia), quarto in questa graduatoria il Lirico di Cagliari (9 milioni dalla Sardegna e quasi 2 e mezzo dal Comune) e quinto il San Carlo di Napoli (5 milioni dalla Campania, quasi 2 dal Comune e quasi 3 dalla Provincia). Tra i contributi dei privati alle fondazioni spicca quello della Scala di Milano (930mila euro dalla Regione e quasi 7 milioni dal Comune) che raggiunge il record di circa 17 milioni, principalmente dovuti ai diritti televisivi pagati da Mediaset.
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